
Festival di Venezia – “Leone d’Argento” al famoso regista russo Andrei Konchalovsky
È terminata il giorno 7 settembre 2014, la 71 edizione della “Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica” con cadenza annuale a Venezia, festival cinematografico più antico del mondo : la cui prima edizione si tenne nell’agosto del 1932. Nello storico Palazzo del cinema, sul Lungomare Marconi, al Lido di Venezia si è realizzata la cerimonia di premiazione che è stata presentata dalla bellissima attrice italiana e madrina del festival Luisa Ranieri.
La Giuria era presieduta da Alexandre Desplat e composta da Joan Chen, Philip Gröning, Jessica Hausner, Jhumpa Lahiri, Sandy Powell, Tim Roth, Elia Suleiman e Carlo Verdone ha assegnato il Leone d’oro al film “En duva satt på en gren och funderade på tillvaron” (in inglese “A Pigeon Sat on a Branch Reflecting on Existence”, “Un piccione si posò su un ramo per riflettere sull’esistenza”) del regista svedese Roy Andersson, con Holger Andersson e Nisse Vestblom, sulla storia del viaggio di un venditore e di un ritardato mentale. Il Leone d’argento per la migliore regia è andato al regista russo Andrej Koncalovskij per il film “Belye nochi pochtalona Alekseya Tryapitsyna” (“The Postman’s White Nights”) mentre il Gran Premio della Giuria è stato assegnato al documentario “The Look of Silence” di Joshua Oppenheim.Molti film sono stati applauditi, oltre il vincitore ,ma in modo particolare quello del regista russo Andrej Koncalovskij che ha messo in visibilio gli spettatori veneziani oltre gli stranieri per la sua originalità, creatività , genealità , la capacità analitica che fa trapelare tramite la semplicità degli attori non professionisti. Il soggetto è incentrato sulla storia reale di Aleksey Tryapitsyn, postino di un remoto villaggio russo sulle rive del Lago Kenozero. La stella nascente del “Kolyada- Theatre” di Ekaterinburg è Irina Ermolova che in modo spontaneo ha interpretato la parte della donna della quale si innamorerà il postino Aleksey. Il giovane attore ,Timur Bondarenko dello Studio Teatrale di Mosca ha debuttato con successo nella parte di Timka, il figlio di Irina.
Questo film (Nel cinema) nel confronto con i mezzi di comunicazione, ha il vantaggio di poter immergere lo spettatore all’ interno di un mondo lontano, di vedere incantevoli paesaggi,ove la storia sembra che non sia passata, ma reale, e di fargliene percepire i sapori e gli odori , prima ancora che ancora che la sua mente cominci a riflettere sul significato delle immagini che gli scorrono davanti gli occhi. Acque silenziose trasporta lo spettatore in un mondo naturale lontano dal progresso,in uno dei villaggi che si trova nel Nord della Russia, (nella regione di Arcangelo, poco lontano dalla Carelia, che si trova nel territorio del Parco Nazionale di Kenozero),e gli consente di percorrere le strade o viottoli polverosi, di penetrare nell’ intimità delle case, i cui recessi ombrosi sono completati all’ aperto ove si svolge la maggior parte della vita domestica. Il postino è l’ unico collegamento con il mondo civile , con la sua barca a motore;. quello che colpisce lo spettatore è il senso di bontà , di spontaneità con cui ogni giorno il postino porta agli abitanti del villaggio non solo la posta e le pensioni , ma anche viveri , medicine e dimostrandosi sempre pronto ad aiutare gli altri , valori, spesso oggi quasi scomparsi nella società del benessere. La sua bontà non viene contraccambiata dalla donna amata pronta a sfruttare più la cortesia di Aleksey, nel portare spesso in giro suo figlio. Presto Irina si trasferirà in città. Un giorno , accadde che ad Aleksey , gli rubano il motore della imbarcazione, affranto dal dolore , visti i suoi inutili tentativi di poter acquistare il motore , tenterà di stabilirsi in città , ma dopo pochi giorni ritornerà al villaggio, dati i particolari rapporti di solidarietà, d’amicizia presenti con gli abitanti di quel piccolo mondo chiuso. Tale film ci induce , insomma a riflettere che spesso il peso della civiltà può essere schiacciante. Il ritmo veloce , gli oneri delle relazioni , la politica,la complessità tecnologica forse è abbastanza per farci sognare di fuggire per una vita più semplice, più a contatto con la natura. Per la maggior parte di noi quel sogno si traduce in un occasionale wee-kend di viaggio, ma ci sono alcune persone- attivisti o semplici spiriti liberi – che hanno trasformato questa idea in una decisione. Alcuni li chiamano ingenui, ma altri considerano fonte di ispirazione.
LUISA PENZO
Giornalista Internazionale Italia- Russia

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